
AquaOil

ACQUE DI ZAVORRA
La tecnologia di AquaOil
invece si basa sugli effetti combinati della cavitazione e degli ultrasuoni, concentrati in un reattore lungo il flusso delle acque, dove vengono fatte implodere le bolle da cavitazione. Queste, collassando, provocano intense e potenti onde d’urto in grado di distruggere gli organismi marini presenti nel liquido, potenzialmente patogeni ed invasivi.
Il sistema elimina, distruggendo, ogni tipo di organismo presente nelle acque: alghe, vermi, microbi, piccoli invertebrati, crostacei e larve, secondo gli standard richiesti dalla Convenzione Internazionale del 2004 sul controllo delle acque di zavorra, entrata in vigore nel 2017.
Il processo è al 100% fisico, senza uso di sostanze chimiche (potenzialmente pericolose e tossiche per gli equipaggi e per la loro dispersione nell’ambiente marino) o sistemi a luci ultraviolette (particolarmente sensibili all’umidità e poco efficaci nei liquidi in scorrimento). Inoltre, è meno energivoro rispetto ai sistemi che utilizzano l’ozono.
Le capacità degli impianti vanno dai 10 ai 100 m3/h di portata e sono moltiplicabili con moduli.
Si può trattare qualsiasi tipo di acqua marina o fluviale, indipendentemente dalla torbidezza (un ostacolo per i sistemi basati sui raggi ultravioletti), dalla temperatura (che invece può interferire con sostanze chimiche come il cloro e l’ozono) e dalla salinità. È sufficiente una preliminare filtrazione meccanica fino a 500 micron.
La tecnologia risponde ai fondamentali requisiti posti dalla Convenzione, ovvero:
- sicurezza per la nave e per l’equipaggio;
- sicurezza ambientale, non presenza di inquinamento secondario derivato dalla materia trattata;
- economicità;
- efficacia dal punto di vista biologico sulle diverse specie di organismi marini da trattare.
In particolare, è un sistema semplice, sicuro e compatto, senza potenziali pericoli né per la nave né per l’equipaggio.
È facile da installare senza modificare impianti di bordo e senza dover allestire ingombranti e complessi sistemi, gli impianti possono essere alloggiati e sospesi lungo le pareti dello scafo. Non richiede ulteriori consumi energetici oltre la pompa di carico e scarico, comunque prevista e già presente per qualsiasi altro sistema di depurazione (è necessaria soltanto una pressione della pompa superiore alle 12/15 atmosfere).
È sicuro per l’ambiente in quanto non produce e non rilascia sostanze chimiche disinfettanti, inquinanti o con effetti secondari in acqua o sulla nave.
Per questi motivi risulta concorrenziale rispetto a metodi che impiegano sostanze chimiche come il cloro (Sunrui - Cina, BalClor BWMS - filtrazione ed elettrolisi con produzione dell’ossidante ipoclorito di sodio e clorazione) che rende però tossici gli organismi sottoposti alla disinfezione e comporta la formazione di diossine per la presenza del cloro che, una volta sversate in mare vengono entrano nella catena alimentare tramite il plancton e quindi i pesci.
Le acque di zavorra, in inglese “ballast waters”, servono a regolare la distribuzione e il peso complessivo della nave, conferendo la stabilità dell’assetto necessaria per una navigazione sicura.
È acqua immagazzinata nello scafo della nave per mantenere l’imbarcazione in posizione verticale e stabile. Eventualmente può servire anche per aumentare il peso di carico in modo che la nave possa abbassarsi e passare sotto i ponti.
All’arrivo a destinazione la nave viene svuotata e l’acqua di zavorra viene sversata in mare.
Nell’acqua di zavorra, però, sono presenti anche microrganismi acquatici potenzialmente nocivi e patogeni e sedimenti del luogo di imbarco. Si tratta di organismi estranei, potenzialmente dannosi per l’ecosistema marino dei singoli porti, che vengono rilasciati in luoghi diversi e che comportano quindi l’immissione di elementi alieni nelle acque dei mari dove la zavorra viene scaricata, con il rischio di compromettere la salute umana, la biodiversità e tutto il comparto industriale collegato al mare, quale pesca e turismo.
Per evitare questo tipo di inquinamento è stata istituita nel 2004 dall’Organizzazione marittima internazionale (IMO) un’apposita convenzione internazionale per regolare la gestione delle acque di zavorra.
La «Convenzione internazionale per il controllo e la gestione dell’acqua di zavorra e dei sedimenti delle navi» (“Ballast Water Management Convention”, in sigla BWMC) prevede che prima del rilascio in mare delle acque di zavorra, queste siano conformi a standard ben precisi dettati dalle diverse normative sia mondiali che locali.
Per ogni nave, al di sopra di 400 tonnellate di stazza lorda, dovrà quindi essere previsto un apposito piano per la gestione ed il trattamento di tali acque, specifico per ogni nave, e deve essere incluso nella documentazione operativa di bordo.
I porti, inoltre, devono garantire la presenza di opportune strutture e dispositivi di trattamento per una gestione sicura, dal punto di vista ambientale.
Ogni Stato delega vari Organismi Riconosciuti compiti di certificazione statutaria delle navi registrate nel Paese.
Il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) ha delegato per le attività previste dalla convenzione di certificazione delle navi registrate in Italia cinque Organismi Riconosciuti : “American Bureau of Shipping”, “Bureau Veritas SA”, “DNV”, “Lloyd’s Register”, “RINA Services S.p.A.”:
Il sistema di trattamento delle acque di zavorra deve prevedere una filtrazione dell’acqua per rimuovere particelle e organismi. Le principali tecnologie oggi utilizzate sono l’irraggiamento UV e il dosaggio di trattamenti chimici con ozono o cloro.
Lo scarico può avvenire in mare aperto o all’interno di un’area designata dallo Stato di approdo.

CERIODAPHNIA AFFINIS
prima e dopo il trattamento


ARTEMIA SALINA
prima e dopo il trattamento
CYPRINUS SALINUS
prima e dopo il trattamento


UOVA DI ARTEMIA SALINA
prima e dopo il trattamento
CLETOCAMPTUS RETROGRESSUS
prima e dopo il trattamento


N. spinipes
prima e dopo il trattamento
POLYCHAETA sp.
prima e dopo il trattamento

W. pannonica
prima e dopo il trattamento